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Kiki Smith “quest”

30 Nov 2017 - 2 Mar 2018

Vernissage

Wednesday, 29 November 2017 from 7pm

Opening

Tuesday – Saturday | 10 am-7.30 pm (closed 1-3 pm)

Located to:

Via A. Stradella 1, 4, 7, 20129 Milano – Italy +39 02 2043555

Press Release

Raffaella Cortese is pleased to announce Kiki Smith’s fourth solo show at the gallery, following her recent participation in the 57th Venice Biennale.

Kiki Smith, an American artist originally from Germany, is one of the most prominent figures in the contemporary art world. Since the late 70s her research has been centered on the study of identity and the iconography of women. In the first part of her artistic career Smith explored the themes of loss and death through the representation of the interior of our bodies, turning her attention to organs, cell structures and the nervous system. In the following years, Smith's work has evolved to include animals, household items and narratives from classical mythology, also giving great importance to femininity in its intimate and social spheres. The artist's career, which has been developing for nearly four decades, is characterized by a great deal of experimentation both in the choice of techniques - painting, sculpture, design and printing - and in the use of non-traditional materials - from glass to bronze, pottery, porcelain, chalk, paper, latex, hair, beeswax and gold.

On the occasion of this exhibition, a number of drawings and sculptures of female faces from 2016 will be on view. The titles of the drawings – Gift, Sense, Utterance, Flurry, Seek, Pathology, Black Crystal, Capture, Tilt – and those of the sculptures – Send, Surge, Receive, Transmission, Conductor – suggest actions in progress. Consciousness appears to be projected by the faces, which are present in and have similar physiognomic traits thoughout all of the show’s works, except for Conductor, in which a hand is protagonist. The actions suggest an exchange, from the interior to the exterior, and vice versa, that doesn’t reveal the truth about our being or the destiny that awaits us, by raising questions about how we experience our body and the world, as Smith herself stated: “they are drawings of heads talking and seeing and receiving and hearing and transmitting and wondering in the world”.

In works of both mediums, the lines are broken and interrupted, highlighting a fragility and dematerialization that insistently reminds us of the fleeting nature of the human condition. Their narratives combine figurative representation and the cold rigor of formal abstraction to make suspended figures emerge in ethereal and timeless atmospheres. The faces, although they appear fragile, vulnerable and melancholic, reveal a tenacious life force and symbolize the nature of human consciousness. These slender and lonely faces live indefinitely, in a world where rationality and intuition, physicality and invisibility are united.

What emerges is the exploration of a place where sculpture and painting converge, asserting an effort that, following a path that’s as varied as it is consistent, emphasizes a fragmented and fragile, yet always tangible, body. The human condition is the cornerstone of Smith’s analysis, in which death, considered an inevitable conclusion, is seen as an integral part of it.

Raffaella Cortese ha il piacere di annunciare la quarta personale in galleria di Kiki Smith, dopo la sua recente presenza alla 57esima Biennale di Venezia.

Kiki Smith, statunitense di origine tedesca, è considerata una figura di spicco nel panorama internazione dell'arte contemporanea e dalla fine degli anni '70 pone al centro della sua ricerca lo studio dell’identità e dell’iconografia della donna. Nella prima parte della sua carriera artistica Smith si è rivolta all’esplorazione della perdita e della morte attraverso la rappresentazione delle parti interne del corpo, in particolare gli organi, le strutture cellulari e il sistema nervoso. Negli anni successivi il lavoro di Smith si è evoluto per includere animali, oggetti domestici e narrazioni della mitologia classica, dando altresì grande importanza alla femminilità nella sua sfera intima e sociale. La carriera dell’artista, che si sviluppa per quasi quattro decenni, è caratterizzata da una grande sperimentazione sia nella scelta di tecniche – pittura, scultura, disegno e stampa – sia nell’utilizzo di materiali anche non tradizionali – dal vetro al bronzo, dalla porcellana alla ceramica, dal gesso alla carta, dai capelli al lattice sino alla cera d'api e l'oro.

In occasione di questo progetto vengono presentati disegni e sculture realizzati nel 2016 incentrati sul volto femminile. I titoli sia dei disegni – Gift, Sense, Utterance, Flurry, Seek, Pathology, Capture, Tilt, Hoping, Future Sense – sia delle sculture – Send, Surge, Receive, Transmission, Conductor, Foreseen, Shooting Start, Crescent Bird – suggeriscono azioni in svolgimento. La coscienza sembra proiettarsi fuori dal volto, presente con tratti fisiognomici simili in tutte le opere esposte ad eccezione di alcune di esse dove una mano, una stella e un volatile sono protagonisti. Le azioni suggeriscono uno scambio, dall’interno all’esterno e viceversa, non svelando la verità sul nostro essere o il destino che ci aspetta quanto ponendo quesiti circa le modalità in cui facciamo esperienza del nostro corpo e del mondo, come ha affermato la stessa Smith: “Sono disegni di teste che parlano e vedono, ricevono e ascoltano, trasmettono e chiedono nel mondo”.

In entrambi i medium la linea è spezzata e interrotta evidenziando una fragilità e dematerializzazione che insistentemente ci ricorda la caducità della condizione umana. Ancora una volta astrattismo e figurativo vengono fusi nella narrazione dove la rappresentazione figurativa si sposa con il freddo rigore dell’astrazione formale facendo emergere figure sospese in atmosfere eteree e senza tempo. I volti, pur rivelandosi fragili, vulnerabili e malinconici, rivelano una tenace forza vitale e simboleggiano la natura della coscienza dell’uomo. Questi volti, esili e solitari, vivono situazioni indefinite, un mondo ove si fondono razionale e intuitivo, corporeo e invisibile.

Ciò che emerge è l’esplorazione del luogo in cui scultura e pittura si congiungono confermando un lavoro che, seguendo un percorso variegato quanto coerente, enfatizza un corpo frammentato e fragile, ma sempre tangibile. La condizione umana è il fulcro centrale dell’analisi di Smith e la morte, considerata come inevitabile conclusione, è vista come parte integrante di essa.

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