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Alejandro Cesarco “the measures of memory”

30 Nov 2017 - 2 Mar 2018

Vernissage

Wednesday, 29 November 2017 from 7pm

Opening

Tuesday – Saturday | 10 am-7.30 pm (closed 1-3 pm)

Located to:

Via A. Stradella 1, 4, 7, 20129 Milano – Italy

Press Release

Galleria Raffaella Cortese is pleased to present Alejandro Cesarco’s second solo show at the gallery.

Based in New York, Uruguayan artist Alejandro Cesarco works within the aesthetic boundaries set by the conceptual art tradition of the 1960s and 70s, particularly its linguistic aspects, which he enriches with sentimental and melanchonic nuances. The artist investigates the medium of writing and the relationship between text and meaning through his varied production of video, photography, texts, installations, collages and books. His keen interest in the themes of repetition, narration, the practices of reading and translating is perfectly aligned with the conceptual practices he employs, such as cataloging, classification, appropriation and reinterpretation. His research also explores the relationship between words and images in relation to context, experience and subjectivity, while memories and references to the past become essential to understand the present through both autobiographical and literal reminiscences by artists, writers, thinkers. The show, entitled The Measures of Memory, flirts with the possibilities of memory as both the object and instrument of our desires. The exhibition puts in relation different methodologies of documenting, describing, and accounting for the passage of time and the forms used to recall it. In line with Cesarco’s practice, the exhibition carries a rather romantic and at times melancholic tone, that encourages the exploration of notions of personal narrative, style and aging, influence and inheritance.

The gallery’s main exhibition hall features recent works such as The Inner Shadow (2016), an intimate conversation between two people who seem to be aware they are being listened to. The video explores the emotional dynamics of interpersonal relationships where the boundaries between conversation and monologue are blurred, and the conversation, although based on personal words, appears artificial. What emerges is the attempt to sustain desire over a long term. What is negotiated is the difference between who we are and who we were. The video Interlude (2017) is a short and tender portrait of the fleetingness and involuntary nature of memory. This theme is also the subject of Der Familienroman (The Family Novel) (2017), a photographic re-reading of the artist’s father’s Spanish edition of The Complete Works of Sigmund Freud. Cesarco reads Freud through the lens of autobiography, looking at his father’s underlining and notations of Freud’s texts as a script, both descriptive and predictive. The autobiographical approach is also manifested in works as The Difference Between Thirty-Two and Forty- Five (2017), a humorous and literal depiction of the artist’s fears regarding aging as well as a direct wink towards the work of American artist Larry Johnson, and Forty Seven Drawings by Marion Milner (2017), a descriptive listing of all the drawings included in the English psychoanalyst’s classic text on creativity and its impediments, On Not Being Able To Paint. In A Portrait of Sherrie Levine, (2017), a portrait of the artist is created by way of the checklist for Levine’s “Mayhem” retrospective exhibition at the Whitney Museum of Art (NY, 2012).

The exhibition continues in the via Stradella 1 space, where more photographic works are on view. Studies for a Series on Love (Wendy's Hands) (2015), is made up of two portraits of the artist’s partner’s hands, placed on opposite gallery walls, that appear to hold the exhibition space between their grasp. They embrace, hold, caress and support everything and everyone that stands between them. It’s a poetic gesture, apparently fixed within the images, that sets itself free through the viewer’s eyes. The emotional component of Alejandro Cesarco’s artistic research also strongly characterizes the triptych An Abridged History of Regret (2012), a sort of “line drawing” which Cesarco produced by combing through his library, photographing passages of text that reflect on various paths not taken in relation to oneʼs professional and emotional life.

Cesarco’s artistic production is poised in between logical and rational vision, and poetic and emotional perception. Through this play of seemingly discordant tendencies, he brings attention to interpersonal relationships and existential questions about confrontation with oneself and others, also reflecting on the role that language and imagination have in this process. The visitor is called to fill in the gaps left by the artist and therefore complete the work, by creating a personal narrative of memories, influences and desires.

 

Galleria Raffaella Cortese è lieta di annunciare la seconda mostra personale di Alejandro Cesarco.

Uruguaiano di nascita e newyorkese di adozione, Alejandro Cesarco lavora nei confini estetici dell’arte concettuale degli anni 60’ e 70’, in particolare del filone linguistico, arrichendolo di sfumature sentimentali e melanconiche. L’artista indaga il mezzo della scrittura, il rapporto tra testo e significato, mettendo in scena una produzione artistica eterogenea tra video, fotografia, testi, installazioni, collages e libri. Ripetizione, narrazione, pratiche di lettura e traduzione sono da sempre il leitmotiv dei suoi interessi che si coniugano perfettamente con le strategie concettuali che utilizza quali catalogazione, classificazione, appropriazione e reinterpretazione. La sua ricerca esplora inoltre il rapporto tra parole e immagini in relazione al contesto, all’esperienza e alla soggettività mentre la memoria e il riferimento al passato divengono invece fondamentali per la comprensione del presente attraverso sia reminescenze autobiografiche sia letterali di artisti, scrittori, autori, pensatori. La mostra, intitolata The Measures of Memory, gioca infatti con le possibilità della memoria di essere considerata sia come oggetto sia come strumento dei nostri desideri, mettendo in relazione diverse metodologie di documentazione, descrizione e rendicontazione del passaggio del tempo e delle forme usate per rievocarlo. Coerentemente con la pratica artistica di Cesarco, la mostra è caratterizzata da un tono romantico e a tratti malinconico che favorisce l’esplorazione di categorie quali narrazione personale, stile, invecchiamento, influenza ed eredità.

Nello spazio principale della galleria sono esposte opere di recente produzione come The Inner Shadow (2016), un’intima conversazione tra due amanti che sembrano consapevoli di essere osservati. Il video esplora le dinamiche emozionali nelle relazioni interpersonali dove i confini tra dialogo e monologo sono vaghi e la conversazione, pur basandosi su parole personali, appare artificiosa. Quello che emerge è il tentativo di sostenere il desiderio a lungo termine. Ciò che viene negoziato è la differenza tra chi siamo e chi eravamo. Nel video Interlude (2017) è invece mostrato un breve e tenero ritratto dell’inconsapevole e provvisoria natura della memoria. Questa diviene il soggetto dell’opera fotografica Der Familienroman (The Family Novel) (2017), una rilettura dell’edizione spagnola del testo The Complete Works of Sigmund Freud di propritetà del padre dell’artista. In questo modo Cesarco rilegge Freud attraverso le lenti dell’autobiografia, focalizzando l’attenzione sulle sottolineature e sugli appunti annotati dal padre, descrittivi e profetici allo stesso tempo. La linea autobiografica emerge anche in opere come The Difference Between Thirty-Two and Forty-Five (2017) – una rappresentazione umoristica e letterale delle paure di Cesarco sull'invecchiamento con uno sguardo verso il lavoro dell’artista americano Larry Johnson – e in Forty Seven Drawings by Marion Milner (2017) – un elenco descrittivo di tutti i disegni inclusi nel classico testo psicoanalista inglese sulla creatività e sui suoi impedimenti, dal titolo On Not Being Able to Paint. In A Portrait of Sherrie Levine (2017) ritrae l’artista concettuale statunitense attraverso la lista delle opere presenti nella retrospettiva Mayhem ospitata al Whitney Museum of Art (New York, 2012).

L’esposizione continua nello spazion al n.1. dove vengono presentati altri lavori fotografici, tra cui l’opera Studies for a Series on Love (Wendy's Hands) (2015), composta da due immagini poste una di fronte all’altra, procura la sensazione di trattenere, stringere e quasi proteggere tutto ciò che è presente nella stanza, come persone e oggetti. È un gesto poetico, apparentemente immobilizzato nell’immagine ma che poi si libera e compie il suo corso attraverso gli occhi di chi lo guarda. La componente emotiva della ricerca artistica di Cesarco caratterizza fortemente anche il trittico An Abridged History of Regret (2012), seguenze di estratti di testo fotografati e accostati riflettono sulle strade di vita professionale e personale non intraprese. Brani che si legano tra loro in una narrazione, logica e spezzata al tempo stesso, da cui emerge un’intensa analisi grammaticale delle emozioni e dei sentimenti.

Una produzione artistica in bilico tra una visione logica e razionale e una percezione poetica ed emotiva, un gioco che pone al centro della sua attenzione i rapporti interpersonali e i quesiti esistenziali sul confronto con sé stessi e gli altri, riflettendo altresì sul ruolo che linguaggio e immaginazione hanno in questo processo. Il visitatore è chiamato a riempire i vuoti lasciati in sospeso dall’artista e, dunque, a completare l’opera creando una narrazione personale di ricordi, influssi e desideri.

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