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Mario Merz “Igloos”

Curated by Vicente Todolí
25 Oct 2018 - 24 Feb 2019

Vernissage

Wednesday, 24 October 2018 from 7 pm

Opening

Thursday – Sunday | 10 am-10 pm

Located to:

Via Chiese 2, 20126 Milano – Italy

Press Release

 

Curated by Vicente Todolí, Artistic Director of Pirelli HangarBicocca and realised in collaboration with Fondazione Merz, the exhibition spans the whole 5,500 square metres of the Navate and the Cubo of Pirelli HangarBicocca, placing the visitor at the heart of a constellation of over 30 large-scale works in the shape of an igloo: an unprecedented landscape of great visual impact.

 

Fifty years since the creation of the first igloo, the exhibition provides an overview of Mario Merz’s work, of its historical importance and great innovative reach. Gathered from numerous private collections and international museums, including the Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía in Madrid, the Tate Modern in London, the Hamburger Bahnhof in Berlin and the Van Abbemuseum in Eindhoven, the ‘igloos’ will be displayed together in such a large number for the first time.

 

Vicente Todolí said, “As its starting point, the exhibition ‘Igloos’ takes Mario Merz’s solo show curated by Harald Szeemann in 1985 at the Kunsthaus in Zurich, where all the types of igloos produced up until that point were brought together to be arranged ‘as a village, a town, a ‘Città irreale’ in the large exhibition hall,’ as Szeemann states. Our exhibition at Pirelli HangarBicocca will be a once-in-a-generation opportunity to re-live that experience (but expanded from 17 to more than 30 igloos) created by one of the most important artists of the post-war generation.”

 

The Milan project builds on Szeemann and Merz’s intention, highlighting how the artist continued to develop his igloo imagery with coherence and vision. The exhibition in fact also includes works conceived over the following decades, on the occasion of his major anthological and retrospective shows in the leading museums in Europe and around the world. The show opens with La Goccia d’Acqua, 1987, twelve meters in diameter, it is the largest igloo ever produced by Merz for an internal exhibition space, and was conceived on the occasion of his solo show at the CAPC musée d'art contemporain de Bordeaux.

 

In the space of the Navate, the exhibition itinerary unfolds through sets displayed in chronological order, starting from the first igloos conceived in the ’60s such as, to name but a few: Igloo di Giap, 1968, and Acqua scivola, 1969. Among those of the ’70s, Igloo di Marisa, 1972 and ‘If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent’ (Ezra Pund), 1978 are featured here. The evolutions of the ’80s, the period in which the igloos become more complex, doubling, tripling or intersecting, are represented by works such as: Igloo del Palacio de las Alhajas, 1982 and Chiaro Oscuro, 1983. Representative of the ’90s is the Senza titolo, 1999, created for the museum park on the occasion of the solo show at the Fundação de Serralves, also curated by Vicente Todolí.

 

Through this group of works, the exhibition reveals the most innovative aspects and themes of Merz’s research, inserting it within the international contemporary artistic panorama of the last 50 years, through the use of natural and industrial materials, the poetic and evocative deployment of the written word and the dialog with the surrounding space and architecture.

 

Mario Merz’s practice developed in Turin from the ’50s onwards. A key figure of Arte Povera, he was one of the very first in Italy to use the installation medium, breaking through the two-dimensional nature of the picture by including neon tubes in his canvases and in everyday objects, such as umbrellas and glasses.

 

Through his work, he investigates and represents the processes of transformation of nature and human life, using elements from the scientific-mathematical field, such as the spiral and the Fibonacci sequence, and, from 1968, introducing what would remain one of the recurring and most representative motifs of his practice for more than 30 years: the igloo.

 

These works, visually traceable to primordial habitations, become for the artist the archetype of inhabited places and of the world, as well as a metaphor for the various relationships between interior and exterior, between physical and conceptual space, between individuality and collectivity. His Igloos are characterized by a metallic structure coated in a great variety of common materials, such as clay, glass, stone, jute, and steel—often leaning or intertwined in an unstable fashion—and by the use of neon elements and wording.

 

The delicate precariousness of these installations takes on major symbolic importance, sometimes a political one, opening up to the artist’s reflection on contemporary living, as Merz himself states: “the igloo is a home, a temporary shelter. Since I consider that ultimately, today, we live in a very temporary era, for me the sense of the temporary coincides with this name: igloo” (Mario Merz, taken from “In Prima Persona. Pittori e scultori italiani: Mario Merz, Giulio Paolini, Mimmo Spadini, Alighiero Boetti” by Antonia Mulas, broadcast on RAI Tre on 12/25/1984).

 

 

Pirelli HangarBicocca presenta “Igloos”, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano 1925-2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunendo il corpus delle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa.

 

Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nei 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

 

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, la mostra offre l’occasione per osservare lavori di Mario Merz di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali – tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven –, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in Italia.

 

La mostra “Igloos” assume come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merz curata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento “al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo”, come afferma Szeemann, L’esposizione in Pirelli HangarBicocca è un’occasione unica per rivivere quell’esperienza (ora estesa da 17 a più di 30 igloo), pensata da uno dei più importanti artisti del secondo dopo guerra. (Vicente Todolí).

 

Il progetto di Milano prosegue l’intento di Szeemann e Merz, mettendo in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo. L’esposizione include infatti anche opere concepite nei decenni successivi, in occasione di importanti antologiche e retrospettive nei grandi musei europei e stranieri. Si apre con La Goccia d’Acqua, 1987, il più grande igloo mai realizzato da Merz per uno spazio interno, di dodici metri di diametro, presentato in occasione della sua mostra personale al CAPC musée d'art contemporain de Bordeaux.

 

Nello spazio delle Navate il percorso espositivo si sviluppa in nuclei che seguono un ordine cronologico, partendo dai primi igloo concepiti negli anni ‘60 come, per citarne alcuni: Igloo di Giap, 1968 e Acqua scivola, 1969. Quelli degli anni ‘70: tra gli altri, sono presenti Igloo di Marisa, 1972 e ‘If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent’ (Ezra Pound), 1978. Le evoluzioni degli anni ‘80, periodo in cui gli igloo divengono più complessi, si raddoppiano, si triplicano o si intersecano, sono testimoniate da, ad esempio: Igloo del Palacio de las Alhajas, 1982 e Chiaro Oscuro, 1983. Rappresentativo degli anni ‘90 è Senza titolo, 1999, realizzato per il parco del museo, in occasione della mostra personale alla Fundação de Serralves, curata proprio da Vicente Todolí.

Attraverso questo gruppo di opere la mostra rivela gli aspetti e i temi più innovativi di Merz, inserendo la sua ricerca all’interno del panorama artistico internazionale e contemporaneo degli ultimi cinquant’anni, come: l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura.

 

La pratica di Mario Merz si sviluppa a Torino fin dagli anni ‘50. Figura chiave dell’Arte Povera, è uno degli antesignani in Italia a utilizzare l’installazione, superando la bidimensionalità del quadro, inserendo tubi al neon nelle sue tele e in oggetti quotidiani come ombrelli e bicchieri.

Attraverso il suo lavoro indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana, utilizzando elementi provenienti dall’ambito scientifico-matematico, come la spirale e la sequenza numerica di Fibonacci, e introducendo a partire dal 1968 quello che rimarrà uno dei motivi ricorrenti e più rappresentativi della sua pratica per oltre trent’anni: l’igloo.

 

Queste opere, riconducibili visivamente alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività. Gli igloo sono caratterizzati da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, iuta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon.

 

La delicata precarietà di queste installazioni assume una forte valenza simbolica, talvolta politica, aprendo a una riflessione dell’artista sulla vita contemporanea, come afferma Merz stesso: “l’igloo è una casa, una casa provvisoria. Siccome io considero che in fondo oggi noi viviamo in un’epoca molto provvisoria, il senso del provvisorio per me ha coinciso con questo nome: igloo” (Mario Merz, estratto da “In Prima Persona. Pittori e scultori italiani: Mario Merz, Giulio Paolini, Mimmo Spadini, Alighiero Boetti” di Antonia Mulas, trasmessa su RAI Tre il 25/12/1984).

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