XS
SM
MD
LG

Omaggio a Mario Schifano. Al principio fu Vero amore

30 Nov 2018 - 16 Feb 2019

Vernissage

Thursday, 29 November 2018 from 6 pm

Located to:

Via Tadino 15, 20124 Milano – Italia

Press Release

“Dear Mario: work, unplug the phone and forget all the troubles of this world. Best regards.”
This letter, dated 29 September 1965 and addressed to Mario Schifano, was signed by Giorgio Marconi on the eve of the inaugural exhibition in his first exhibition space.


True Love was the first painting the Roman artist showed at Studio Marconi in November that same year, alongside works by Valerio Adami, Lucio Del Pezzo and Emilio Tadini.
True Love was also the title of Schifano’s first solo exhibition, again at Marconi’s, just a month later in December 1965. This exhibition was soon followed by others: Inventario con anima e senza anima (November 1966), Tuttestelle (October 1967), Compagni, compagni (December 1968) and Paesaggi TV (December 1970).
It is precisely to this period of Mario Schifano’s career that Fondazione Marconi has turned its attention, offering a tribute to the artist twenty years after his death while also retracing the early stages of his collaboration with Studio Marconi.
After an initial apprenticeship in Informalism, Schifano’s painting emerged in the early 1960s. The first exhibition of his work was in 1959 at Galleria La Salita in Rome, in a group show that included Festa, Angeli, Lo Savio and Uncini. In the exhibition catalogue, Cesare Vivaldi commented: “Mario Schifano is perhaps the most genuine painting talent to appear in Rome since Burri.”
It was the period of his monochromes: highly original paintings in one or two colours that seemed to evoke the zero degree of painting and the arrival at a point of no return.
But that was only a starting point, since as early as 1962 his works became populated with fragments of images and signals from the metropolitan landscape, which shortly made way for new kinds of painting that included images of streets, accidents, nature en plein air, “anaemic landscapes”, “details” and “trees”.
It was during this period that Giorgio Marconi got to know Schifano, having seen his work at Plinio De Martiis’s Galleria la Tartaruga and at Mara Coccia’s. Marconi bought his first Schifano paintings at Federico Quadrani’s Galleria Odyssia, where he also had the opportunity to meet the artist in person.
In the latter half of 1963 Marconi and Schifano established their first collaborative agreements, which in the spring of the following year were formalised in an exclusive contract.
Captivated by his paintings, Marconi called him “a brilliant volcano” and considered him one of the greatest Italian painters of his day.
The partnership between the two ended in 1970, but Marconi’s interest in Schifano continued. He organised exhibitions of his work in 1974,1990 and 2002, as well as two more recent shows held in 2005 and 2006, entitled respectively Schifano 1960-1964. From the Monochromes to the Streets, and Schifano: From Landscape to TV, each accompanied by an important catalogue published by Skira.
This current exhibition aims to reconstruct the exhibitions that took place between 1965 and 1970, beginning on the ground floor with Vero amore (1965), where the main image is of a leafy, robust and vigorous tree, repeated innumerable times in various versions. This is followed by Inventario con anima e senza anima (1966), in which Schifano presented the cycle Futurismo rivisitato, based on the well-known photograph of the Futurist group taken in Paris in 1912, and Tuttestelle (1967), in which spray-painted stars evoke childhood memories, and Schifano began his use of transparent or coloured Perspex sheets to create original veiling effects. Following these is an entire room dedicated to large masterpieces, while the first floor hosts the series Compagni, compagni (1968), inspired by the political events of the day and based on a photograph of Chinese workers or students bearing a hammer and sickle, which Schifano transformed into a media icon. The itinerary ends on the second floor with Paesaggi TV (1970), in which images taken from the television screen have been isolated from their context, elaborated with touches of nitroaniline colour and displayed on emulsified canvas, paper or film.
The exhibition not only intends to pay homage to the artist, but also to celebrate his collaboration with the historic Milan gallery, which at the time had just begun to operate.
The public will therefore be able to see (or see again) works that were presented in Milan in those years (often for the first time), and which still form an integral part of the Marconi collection.
The exhibition itinerary is completed by an extensive selection of repertory materials, including publications, photographs and writings.

 

“Caro Mario lavora, stacca il telefono e dimentica tutte le rogne di questo mondo. Un caro saluto.” La lettera, datata 29 settembre 1965, e indirizzata a Mario Schifano è firmata da Giorgio Marconi alla vigilia della mostra inaugurale del suo primo spazio espositivo.
Vero amore è il primo quadro che l’artista romano espone a Studio Marconi nel novembre dello stesso anno, accanto a opere di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini.

 

Vero amore è anche il titolo della prima personale che egli tiene, sempre da Marconi, appena un mese dopo, nel dicembre 1965.
Seguono nell’ordine, a brevissima distanza: Inventario con anima e senza anima, nel novembre 1966, Tuttestelle, nell’ottobre 1967, Compagni, compagni, nel dicembre 1968, e Paesaggi TV, nel dicembre 1970.

È su questo preciso momento della carriera di Mario Schifano che la Fondazione Marconi concentra l’attenzione dedicandogli un omaggio, a vent’anni dalla morte, e ripercorrendo gli inizi della sua collaborazione con Studio Marconi.
La pittura di Schifano nasce nei primi anni Sessanta, dopo un apprendistato all’insegna di esperienze informali. La sua prima mostra ha luogo alla galleria La Salita di Roma nel 1959, insieme a Festa, Angeli, Lo Savio, Uncini. Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi scrive: “Mario Schifano è forse il talento pittorico più genuino che sia apparso a Roma dopo Burri.”

È il momento dei monocromi, originalissimi quadri verniciati con una sola tinta o due, quasi a voler evocare il grado zero della pittura, il raggiungimento di un punto di non ritorno.
Ma è solo un punto di partenza poiché già dal 1962, le sue opere si popolano di frammenti di immagini e segnali del paesaggio metropolitano, per aprirsi poco dopo a nuove espressioni pittoriche con le strade, gli incidenti, la natura “en plein air”, i “paesaggi anemici”, i “particolari” e gli “alberi”.

Giorgio Marconi entra in contatto con l’artista in questo periodo, dopo averne visto i lavori alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e da Mara Coccia. Acquista le prime opere alla Galleria Odyssia di Federico Quadrani, dove ha l’occasione di conoscerlo di persona.
Nella seconda metà del 1963 stabilisce direttamente con lui i primi accordi di collaborazione, che nella primavera dell’anno seguente vengono formalizzati da un contratto di lavoro in esclusiva.

Profondamente affascinato dai suoi quadri, Marconi lo definisce “un vulcano geniale” e lo considera uno dei più grandi talenti pittorici italiani del suo tempo.
Il sodalizio tra i due finisce nel 1970, ma non si estingue l’interesse per l’artista da parte di Marconi che continua a organizzare mostre di sue opere (nel 1974, 1990, 2002) fino alle più recenti del 2005 e 2006, rispettivamente intitolate Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada e Schifano. Dal paesaggio alla TV, e corredate da due importanti volumi editi da Skira.

Il percorso espositivo mira oggi a ricostruire le mostre che ebbero luogo dal 1965 al 1970; al piano terra si parte da Vero amore (1965), dove l’immagine principale raffigura un albero frondoso, robusto e vitale, ripetuto innumerevoli volte in versioni differenti; seguono Inventario con anima e senza anima (1966) – in cui Schifano presenta il ciclo Futurismo rivisitato, riprendendo la nota fotografia del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912 – e Tuttestelle (1967) in cui le stelle dipinte a spruzzo evocano ricordi infantili e l’artista comincia a utilizzare calotte di perspex trasparente o colorato per ottenere originali effetti di velatura. Un’intera sala è poi dedicata ai capolavori di grandi dimensioni, mentre al primo piano figurano i Compagni, compagni (1968) ispirati all’attualità politica, in cui la fotografia di alcuni operai o studenti cinesi, muniti di falce e martello, si trasforma in icona mediatica. Il percorso si conclude al secondo piano con i Paesaggi TV (1970) nei quali immagini riprese dallo schermo televisivo, isolate dal contesto e rielaborate con tocchi di colore alla nitro o all’anilina, vengono riportate su tela emulsionata, carta o pellicola.

Se, da un lato, l’obiettivo della mostra è rendere un dovuto omaggio all’artista, dall’altro, si vuol celebrare la sua collaborazione con la storica galleria milanese che aveva da poco iniziato la sua attività.
Il pubblico potrà così vedere (o ri-vedere) opere che furono presentate a Milano in quegli anni – spesso per la prima volta – e che ancor oggi fanno parte integrante della collezione Marconi.

Completa il percorso espositivo un’ampia e variegata selezione di materiali di repertorio, tra pubblicazioni, fotografie, scritti.

 

 

)